Agevolazioni per le nuove attività o regimi fiscali agevolatiRegime Forfetario: Requisiti, modalità operative e valutazioni di convenienza

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Si tratta di un regime fiscale agevolato, applicabile da imprese individuali ed esercenti arti e professioni di minori dimensioni. Le agevolazioni risiedono nella misura contenuta del prelievo fiscale (ad aliquota unica) e nella semplificazione degli adempimenti.

È stato introdotto dalla Legge n. 190/2014, che ha riordinato i regimi fiscali agevolati abrogando sia quello c.d. “delle nuove iniziative produttive” (ex Legge 388/2001) che quello c.d. “dei contribuenti minimi” (ex D.L. n. 98/2011): attualmente il forfetario è l’unico regime fiscale agevolato.

Nel corso degli anni è stato oggetto di ripetute modifiche; quelle introdotte dal 2019 e dal 2020 hanno ampliato la platea dei possibili fruitori.

Requisiti di accesso e cause di incompatibilità

Possono accedere al regime i lavoratori autonomi esercenti attività d’impresa, arti e professioni, che nell’anno precedente abbiano rispettato le seguenti condizioni:

  • conseguimento di ricavi e compensi non superiori ad € 000, ragguagliati ad anno;
  • sostenimento di spese per lavoro dipendente ed accessorio non superiori ad € 20.000 lordi.

È stato invece abrogato dal 01/01/2019 il limite ai beni strumentali.

Non possono accedere al regime forfetario coloro che:

  • si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di altri regimi forfetari di determinazione del reddito (es. agenzie di viaggi, tabaccai, ecc.);
  • non risiedono in Italia (eccetto se risiedono in uno stato Ue e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo);
  • effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
  • partecipano a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata che esercitano attività economiche riconducibili a quelle svolte individualmente;
  • esercitano l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con cui sono in corso rapporti di lavoro dipendente o erano intercorsi nei due precedenti periodi d’imposta (escluso il periodo di pratica professionale);
  • nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore ad € 30.000, a meno che il rapporto di lavoro sia cessato.

Modalità di accesso e di fuoriuscita

Si tratta del regime naturale per tutti i soggetti che rispettano i requisiti e non si trovano in situazioni di incompatibilità. Coloro che hanno già avviato l’attività possono applicarlo tramite comportamento concludente, senza bisogno di esercitare specifiche opzioni.

Coloro che iniziano l’attività, se presumono di rispettare i requisiti, possono applicarlo dandone comunicazione nella dichiarazione di inizio attività.

A differenza del previgente regime dei contribuenti minimi, il forfetario non ha scadenza: la sua applicazione è subordinata al solo rispetto delle condizioni richieste dalla normativa vigente.

Il regime forfetario cessa di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui viene meno il rispetto dei requisiti (ad esempio se si incassano compensi per un ammontare superiore ad € 65.000) o si verifica una delle cause di incompatibilità.

Può tornare ad essere applicato a partire dall’anno successivo a quello in cui si ripristina il rispetto dei requisiti o si rimuove la causa di incompatibilità.

Il contribuente può decidere di disapplicare il regime se non lo ritiene vantaggioso, optando per la determinazione delle imposte sui redditi e dell’Iva nelle modalità ordinarie. La decisione, da comunicare nel Modello Iva, è revocabile negli anni successivi.

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Adempimenti e semplificazioni

Il regime forfetario fa della semplicità il suo punto di forza: si tratta di un regime dagli adempimenti ridotti che è pertanto semplice e poco oneroso da gestire, abbracciando così le necessità di imprenditori e professionisti con volume d’affari contenuto.

In particolare, i contribuenti forfetari sono esonerati da:

  • obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • obbligo di operare e versare le ritenute d’acconto (ad eccezione di quelle sul lavoro dipendente);
  • adempimenti previsti dalla normativa Iva, quali addebito dell’Iva sulle fatture di vendita, compilazione dei registri, liquidazione dell’imposta dovuta e versamenti periodici, presentazione della dichiarazione Iva e delle comunicazioni periodiche;
  • adempimenti previsti dalla normativa Irap, quali liquidazione e versamento dell’imposta dovuta nonché presentazione della dichiarazione Irap;
  • compilazione degli I.S.A. (Indicatori Sintetici di Affidabilità, ex Studi di Settore);
  • fatturazione elettronica, salvo quanto si dirà.

Permangono in capo ai suddetti contribuenti i soli obblighi di:

  • numerazione e conservazione delle fatture di acquisto;
  • numerazione e conservazione delle fatture di vendita (di cui è possibile scaricare un fac simile editabile qui);
  • presentazione della dichiarazione dei redditi annuale e versamento delle imposte derivanti;
  • in caso di acquisto di beni e servizi dall’estero, integrazione e versamento dell’Iva entro il 16 del mese successivo.

Quanto alle fatture di acquisto, i contribuenti in regime forfetario, essendo esonerati dalla fatturazione elettronica e dai connessi adempimenti in tema di conservazione digitale, hanno diritto a richiedere ai propri fornitori una copia di cortesia della fattura elettronica, emessa in formato cartaceo o informatico (ad esempio in pdf).

Per contro, comunicando al fornitore l’intenzione di ricevere la fattura a mezzo Pec o SDI, scattano anche in capo al forfetario gli obblighi di conservazione digitale previsti dalla normativa.

Quanto alle fatture di vendita, i contribuenti in regime forfetario, ancorché esonerati dalla fatturazione elettronica, possono decidere di avvalersene su base volontaria, per questioni di praticità o convenienza.

In questo caso possono beneficiare di un regime premiale, consistente nella riduzione di un anno dei termini entro cui l’Amministrazione Finanziaria può procedere all’accertamento fiscale (ridotti da cinque a quattro anni). Per poterne beneficiare è ovviamente necessario che tutte le fatture emesse siano elettroniche.

È superfluo precisare che la fattura elettronica non è una semplice fattura in formato digitale (ad esempio pdf) ma un file in formato xml, redatto da appositi software seguendo un tracciato standard e destinato ad essere elaborato e conservato da altri software.

Il contribuente forfetario, in quanto esonerato dall’obbligo di fatturazione elettronica, può proseguire ad emettere le fatture in formato cartaceo o digitale tradizionale (es. pdf). In ogni caso devono essere emesse in formato elettronico le fatture nei confronti della pubblica amministrazione.

I soggetti in regime forfetario che decidono di utilizzare un registratore di cassa devono provvedere, al pari degli altri imprenditori e professionisti in regime ordinario, alla memorizzazione elettronica ed alla trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi giornalieri. I registratori di cassa di ultima generazione vi provvedono autonomamente.

Modalità di determinazione del reddito e agevolazioni per le nuove iniziative produttive

Il reddito imponibile non è determinato analiticamente (differenza fra ricavi e costi) ma in maniera forfetaria (circostanza che dà nome al regime), applicando al totale dei ricavi e compensi percepiti un determinato coefficiente di redditività.

I ricavi e compensi si imputano con criterio “di cassa”: si tiene di quelli effettivamente incassati nel periodo di imposta, a prescindere da quelli maturati o fatturati.

Il coefficiente di redditività da applicare varia a seconda del codice ATECO (classificazione che contraddistingue la tipologia di attività esercitata), come da seguente tabella riepilogativa

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Per meglio comprendere le modalità operative può venire in soccorso un esempio:

Un agente di commercio (codice ATECO 46.10.00, coefficiente di redditività 62%) ha incassato nell’anno compensi per € 40.000. Il suo reddito imponibile è quindi di € 24.800 (€ 40.000 x 62%).

Quindi, se da un lato il contribuente non può dedurre alcuno dei costi di esercizio sostenuti, dall’altro gli viene riconosciuta una componente forfetaria di costi non documentati, in questo caso pari al 38% dei ricavi.

Dal reddito imponibile così ottenuto si scomputano i contributi previdenziali pagati nell’anno di riferimento: nell’esempio, l’agente di commercio potrà ridurre l’imponibile fiscale sottraendo i contributi versati all’INPS gestione commercianti e le ritenute Enasarco.

Sul reddito imponibile determinato come sopra esposto si applica un’unica imposta, sostitutiva di Irpef, addizionali ed Irap, con aliquota del 15%.

Al fine di agevolare l’avvio di nuove attività, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è ulteriormente ridotta al 5% per il periodo di imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, a condizione che:

  • nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività il contribuente non abbia esercitato altra attività imprenditoriale, artistica o professionale, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività da esercitare non costituisca la prosecuzione di altra già precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (escluso il caso della pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni).

Contributi previdenziali e agevolazioni

Quanto ai contributi previdenziali, il regime forfetario non prevede regole difformi rispetto alla generalità degli altri imprenditori e professionisti che determinano le imposte sui redditi e l’Iva nelle modalità ordinarie.

In particolare, come esposto in maniera più dettagliata in questa guida, l’esercizio di un’attività economica comporta obbligatoriamente l’iscrizione alla cassa previdenziale di riferimento. Le professioni il cui esercizio è subordinato all’iscrizione ad albi o elenchi sono generalmente collegate ad una cassa di previdenza privata, mentre gli imprenditori ed i professionisti non iscritti ad albi fanno riferimento all’INPS.

L’unica agevolazione derivante dall’applicazione del regime forfetario consiste nella facoltà concessa agli iscritti alle gestioni INPS per artigiani e commercianti di ridurre la contribuzione dovuta del 35%.

Si tratta di un’agevolazione opzionale, la cui fruizione è subordinata alla presentazione di un’apposita domanda all’INPS contestualmente all’avvio dell’attività, oppure entro il 28/02 di ciascun anno per le attività già avviate.

L’effettiva convenienza di tale agevolazione è da valutare attentamente, posto che la riduzione della contribuzione incide negativamente sul montante contributivo individuale, parametro su cui si calcola la futura rendita pensionistica, come meglio illustrato in questa guida.

Valutazioni di convenienza

La misura contenuta del prelievo fiscale conferisce senz’altro al regime forfetario un particolare appeal. Tuttavia, il regime non è vantaggioso per tutte le tipologie di contribuenti ed anzi è sempre opportuno analizzare preventivamente le peculiarità della situazione concreta, anche stimando il potenziale carico fiscale/contributivo che si otterrebbe optando per un regime piuttosto che l’altro.

Senza presunzione di esaustività, si espongono alcune circostanze da valutare con attenzione.

Innanzitutto, l’esercizio di alcune attività economiche comporta il sostenimento di costi superiori rispetto a quelli riconosciuti forfetariamente. Si pensi, ad esempio, al caso delle libere professioni: nonostante le stesse siano connotate dalla prevalenza del lavoro intellettuale rispetto agli altri fattori produttivi, in numerosi casi si rende necessario dotarsi di beni strumentali: si pensi ad un medico che necessita di un’apparecchiatura elettromedicale, di un ingegnere che impiega software e macchine d’ufficio avanzate, di un personal trainer che deve attrezzare una palestra.

In questi casi, il calcolo forfetario può generare un imponibile superiore a quello che si otterrebbe col calcolo analitico. Se la misura ridotta dell’aliquota fiscale (5% o 15%) può far sì che le imposte dovute siano inferiori anche in presenza di un imponibile più elevato, non bisogna dimenticare che su quest’ultimo si calcolano anche i contributi previdenziali. Ad esempio, per un libero professionista iscritto alla gestione separata INPS (aliquota contributiva 25,72%) il calcolo dei contributi su un imponibile più elevato potrebbe rivelarsi svantaggioso, nonostante il risparmio fiscale.

In secondo luogo, anche i soggetti avvantaggiati dalla determinazione forfetaria del reddito imponibile (ad esempio perché sostengono pochi costi di esercizio) potrebbero comunque trovare conveniente optare per la determinazione del reddito nelle modalità ordinarie.

La disciplina dell’Irpef contempla infatti un ampio ventaglio di detrazioni che abbattono le imposte dovute. È il caso, ad esempio, di chi ha il coniuge e/o i figli a carico, di chi ha sostenuto spese di ristrutturazione di edifici, spese sanitarie, veterinarie, per istruzione, per attività sportive, per abbonamenti al trasporto pubblico, donazioni ad Onlus e tante altre fattispecie.

Queste detrazioni possono ridurre l’Irpef dovuta (fino ad azzerarla se sono di ammontare rilevante) ma non sono scomputabili dall’imposta sostitutiva del regime forfetario.

Il regime forfetario è inoltre generalmente problematico per quei soggetti che operano nel mondo del commercio e la cui clientela è costituita da altre attività economiche. Questi soggetti, infatti, non possono recuperare l’Iva pagata sulle fatture di acquisto che diventa quindi un costo che rimane a loro carico. Per contro non possono neppure aggiungere tale margine sul prezzo di vendita, a pena di perdere competitività. Questa circostanza determina un assottigliamento notevole dei margini di profitto tale da rendere materialmente non praticabile l’applicazione del regime agevolato.

Peraltro, il limite ai ricavi di € 65.000 è senz’altro “strettino” per chi opera nel settore del commercio.

Per altri versi, la non applicazione dell’Iva sulle fatture di vendita può rivelarsi certamente un notevole fattore di vantaggio concorrenziale per chi si rivolge ad una clientela che non la può recuperare come, ad esempio, privati cittadini, operatori economici a loro volta in regime forfetario, operatori economici esercenti attività che per legge sono esenti da Iva, come gli studi medici.

Sulla base di tutto quanto sopra esposto, è evidente che si tratta di un regime dalla notevole attrattività per tutti coloro che rispettano i requisiti e che non si trovano in condizioni di incompatibilità, sia per la misura ridotta del prelievo fiscale, sia per la semplicità e flessibilità di gestione.

Tuttavia, prima di scegliere il regime fiscale è sempre opportuno svolgere un’attenta analisi delle peculiarità che la situazione soggettiva ed oggettiva di ciascun contribuente presenta, eventualmente sviluppando delle simulazioni che consentano di identificare con maggior cognizione la soluzione più proficua nel caso concreto.

Per qualsiasi ulteriore chiarimento, nonché per verificare la concreta fattibilità del tuo progetto, individuando insieme la soluzione ottimale in rapporto agli obiettivi prefissati, puoi contattarmi ai seguenti recapiti.

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